I disturbi specifici dell'apprendimento: oltre le false credenze e i pregiudizi

Aggiornamento: mag 10

La situazione di attuale emergenza sanitaria, che ha coinvolto tutti, ha avuto un peso rilevante e non trascurabile anche sulla scuola, che è si è dovuta rapidamente adattare e rinnovare attraverso la didattica a distanza (DaD). Una delle priorità alle quali ha dovuto rispondere la nuova didattica online è stata quella di accompagnare tutti – nessuno escluso - nel proprio processo formativo, tenendo conto delle peculiarità e possibili difficoltà di ciascuno. All'interno di questa dinamica, del tutto nuova e tuttora in via di definizione, particolare attenzione va posta, pertanto, alla programmazione delle attività per bambini con BES (Bisogni Educativi Speciali) e DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento).

Per riflettere su quali potrebbero essere gli accorgimenti più efficaci da adottare al fine sostenere gli alunni DSA in un contesto simile, è bene innanzitutto comprendere quali sono i falsi miti che accompagnano tuttora i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, condizionandone la percezione comune.


Le credenze popolari più diffuse sui DSA

Da oltre cent’anni è riconosciuto che numerosi bambini, con abilità cognitive nella norma, presentano compromissioni specifiche nelle abilità di apprendimento della letto-scrittura e del calcolo. Nel 1886 Morgan descrisse un ragazzo di 14 anni come brillante ed intelligente, ma che, tuttavia, presentava grandi difficoltà nel processo di lettura. Tale sindrome, inizialmente, fu definita come “cecità congenita delle parole”. Nonostante le numerose evidenze, la possibilità di poter riconoscere il campo di studio delle “difficoltà di apprendimento” come un’entità a sé stante facente parte dell’ambito dell’educazione speciale, può essere fatta risalire soltanto alla pubblicazione del lavoro di Strauss nel 1947 e del libro di Lehtinen sulla psicopatologia dei bambini cerebrolesi. Tuttavia, solo nel 1962 venne coniato, grazie a Kirk, il termine ancora ad oggi utilizzato “difficoltà di apprendimento”. Sebbene le ricerche e gli studi nell’ambito dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) siano quindi ampiamente conosciuti ed oltremodo datati, ancora oggi permangono nella cultura popolare, credenze non veritiere e controverse, che spesso sfociano in stereotipi e pregiudizi nei confronti della popolazione DSA, a volte oggetto anche di veri e propri atti discriminatori.


Un modo di essere, non una malattia